it's all about dreams.

About Us


FaeforLife è un'organizzazione ONLUS creata nel 2013 per supportare e finanziare progetti in ambito umanitario ideati e realizzati da associazioni locali con scarsa o nulla rilevanza mediatica, utilizzando la fotografia come strumento di sensibilizzazione atto a raccogliere consensi.

Esportatori di sorrisi e felicità, basando la nostra attività su principi come solidarietà, etica e giustizia sociale e facendo leva sulla coscienza delle persone, vogliamo rendere quanto più positiva la vita di persone bisognose d'aiuto.

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InsideMalawi è stato il primo progetto documentato di FaeforLife con il quale, nel 2013, abbiamo sostenuto due realtà: l'orfanotrofio Alleluya Care Center di Namwera, creato e gestito dalla signora bergamasca Rita Milesi, e la comunità dell'altopiano del Chikala dove, attraverso i missionari Monfortani, è stato realizzato il pozzo che fornisce acqua potabile ai locali e soprattutto ai bambini che hanno iniziato a frequentare la scuola.

Nel 2014 abbiamo continuato InsideMalawi con lo speciale "Mtendere, I care you", inviando il nostro sostegno al centro Mtendere, che in lingua Chewa significa "pace", l'unico centro per ragazzi e ragazze diversamente abili del paese situato nella missione delle suore poverelle nel villaggio di Kankao. Suor Rosalba, la responsabile del centro, sognava da tempo di avere un fisioterapista che si prendesse cura dei suoi ragazzi. Grazie anche al nostro contributo, ad oggi, quotidianamente un fisioterapista lavora nel centro. (Leggi la lettera di ringraziamento (https://faeforlife.wordpress.com/2015/04/09/lettera-da-kankao/)

Dopo 2 anni in Malawi, nel 2015 abbiamo deciso di sposare la causa degli albini in Tanzania, una situazione veramente triste che porta queste persone a vivere costantemente sotto minaccia per motivi assurdi, frutto di ignoranza e mancanza di educazione. Con la prima parte del reportage "Albinos, don't let them alone" ci siamo così schierati a fianco di queste persone e abbiamo supportato l'associazione Asante Mariamu che da anni lavora per difendere i diritti degli albini, soprattutto attraverso l'assegnazione di borse di studio per frequentare la scuola secondaria, assicurando così un buon livello di educazione e quindi di integrazione nella società, aiutando in particolar modo gli ospiti del Kabanga Protectorate Center, il centro da noi visitato dove è stato realizzato il nostro reportage fotografico. (Leggi la lettera di ringraziamento: https://faeforlife.wordpress.com/2016/03/06/lettera-da-asante-mariamu/)

Ricordiamo che l'albinismo è un'anomalia congenita caratterizzata dalla mancanza di pigmenti nella pelle, negli occhi e nei capelli che colpisce una persona ogni 20000 nel mondo. In Africa ha un'incidenza maggiore. In Tanzania, per esempio, si registra un caso ogni 1400 circa. In varie zone dell'Africa essere albino è praticamente una sentenza di morte. Spesso gli albini vengono rifiutati e stigmatizzati dalle stesse comunità e famiglie di appartenenza. Devono, fin da piccoli, affrontare e sopportare grandi discriminazioni. Vengono negati del diritto di frequentare la scuola e sono costretti a vivere in estrema povertà. Non conoscono nemmeno quali siano le cause dell'albinismo e come prendersi cura di questa anomalia che, in paesi dove per molti mesi dell'anno si vive sotto il sole, provoca il cancro alla pelle e quindi una morte in giovane età. Negli ultimi anni, si è creato un grosso e mortale mercato nero che causa la caccia degli albini per ottenere parti del loro corpo da usare in rituali magici. Qualcuno pensa siano dei veri e propri portafortuna. Per questo triste motivo, molti albini vivono in centri di protezione gestiti dal governo, come quello di Kabanga dove è stata realizzata la prima parte del reportage "Albinos, don't let them alone". Isolati, all'interno di mura di protezione, con guardie 24 ore su 24, senza nessuna libertà, gli albini vengono "protetti" dai loro nemici. Non si può mai uscire senza scorta armata, nemmeno per andare al mercato. Verso sera le porte si chiudono a chiave e i poliziotti armati fanno la conta e rimango durante la notte per fare la guardia. Prigionieri a casa loro, profughi nella loro stessa nazione.

Nel 2016 abbiamo deciso di rinnovare il nostro impegno realizzando la seconda parte di "Albinos, don't let them alone", un reportage che vuole raccontare la stessa realtà ma da un punto di vista diverso rispetto a quello dello scorso anno. C'è un'enorme differenza di pensiero e mentalità fra le zone rurali, soprattutto quelle della Tanzania occidentale, e le città come Dar es Salaam. In città c'è un buon livello di educazione scolastica e quindi, nella maggior parte dei casi, gli albini sono accettati ed emancipati, anche se non mancano le difficoltà.

Durante la nostra ultima permanenza nel paese abbiamo avuto l'occasione di conoscere persone albine che hanno una famiglia, un lavoro dignitoso e che si impegnano per migliorare le condizioni di vita dei loro fratelli albini. Insegnanti, studenti, personale ospedaliero, taxisti, attivisti e non, tutti esempi positivi di integrazione e di battaglia diretta e indiretta a questa forma di discriminazione. Abbiamo voluto documentare le loro vite per raccontare anche questo aspetto dell'albinismo in Tanzania. Senza ombra di dubbio Josephat Torner https://www.youtube.com/watch?v=at9oc5t7enA, un attivista albino da anni in prima linea nella lotta per la difesa dei diritti delle persone che, come lui, hanno dovuto subire l'ignoranza degli altri fin da piccoli, è l'esempio migliore di questa resistenza all'offesa e alla violenza. È per questo motivo che abbiamo deciso di destinare la nostra raccolta fondi 2016 alla Josephat Torner Foundation (JTF), un'associazione recentemente creata da un gruppo di giovani laureati, ispirati e motivati dalla forte personalità e dall'immensa dedizione di Josephat. L'obiettivo di JTF è quello di aumentare la conoscenza riguardante la tematica dell'albinismo, troppe volte sconosciuta anche dagli stessi albini, promuovendo dialogo e confronto, educazione e consapevolezza, per eliminare discriminazioni e brutalità, riconoscendo così le persone albine come parte integrante delle comunità di appartenenza, con gli stessi diritti e doveri di tutti gli altri membri, per una società aperta a tutti, senza barriere, ostacoli, impedimenti e pregiudizi, non solo in città ma in tutta la Tanzania.

It's all about dreams...

#HelpAfricanAlbinos

FaeforLife supporta con forza la campagna #HelpAfricanAlbinos dello scrittore Cristiano Gentili, progetto sociale in difesa degli albini africani.

Partecipa anche tu www.ombrabianca.it

Photo Gallery


InsideMalawi 2013/2014.

Momenti di vita quotidiana dal cuore caldo dell'Africa. 

Gli scatti sono stati realizzati in villaggi e zone rurali, specialmente sull'altopiano del Chikala, dove spesso e volentieri mancano molti dei servizi essenziali come scuole, ospedali, corrente elettrica e acqua potabile.

Bambini, orfani, uomini e donne. Mille occhi e mille voci. Gente che lavora, suda, lotta, attende, ma che nonostante tutto non perde mai il sorriso...

Fotografia: Giacomo Mignani




InsideMalawi 2014. Speciale Mtendere: I care you.

Il centro Mtendere, che in lingua chewa significa pace, è l'unico centro del Malawi per bambini/e e ragazzi/e diversamente abili.

Situato nella missione delle suore poverelle di Kankao, un villaggio in una zona rurale, da diversi anni è attivo questo centro residenziale dove gli ospiti trovano un ambiente accogliente e persone che ne promuovono la crescita.

Oltre alla presa in cura effettiva, all'assistenza igienico-sanitaria e alle attività fisioterapiche (il 70% degli ospiti è molto compromesso dal punto di vista fisico), c'è la possibilità di frequentare la scuola primaria.

Tanti cuori pulsanti che emanano voglia di vita e di imparare, desiderio di relazione e felicità...

Fotografia: Giacomo Mignani




Albinos, don't let them alone #1. Tanzania 2015.

Kabanga Protectorate Center, Tanzania. Uno dei dodici centri di protezione per gli albini, persone da sempre discriminate e, negli ultimi anni, bersaglio di violenze indescrivibili perchè le loro parti del corpo sono ritenute veri e propri portafortuna. Per molti, soprattutto per i più deboli, donne e bambini in particolare, questi centri gestiti dal governo sono l'unica alternativa. Oltre al cibo quotidiano, un letto in un dormitorio sovraffollato e una guardia armata in loro difesa, questi luoghi non offrono nient'altro e la vita si riduce in un'eterna attesa...

Fotografia: Giacomo Mignani




Albinos, don't let them alone #2. Tanzania 2016.

Questa seconda parte di "Albinos, don't let them alone" vuole continuare il racconto dello scorso anno da un punto di vista differente. Questo reportage vuole documentare attimi di vita di persone albine emancipate, con un lavoro dignitoso, una famiglia e socialmente impegnate per migliorare le condizioni di vita dei loro fratelli meno fortunati, ancora costretti a subire discriminazione, isolamento e violenza. Insegnanti, studenti, personale ospedaliero, taxisti, volontari... Josephat, Salim, Queen, Biko, Abdullahim e molti altri... tutti esempi positivi di vera integrazione, resistenza e speranza.  

Fotografia: Giacomo Mignani




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